PROGETTO DI SUPPORTO AL NUCLEO FAMILIARE CHE SI DIVIDE

La separazione coniugale è una questione quanto mai attuale, visti i trends statistici degli ultimi decenni, che testimoniano un costante incremento del suo tasso percentuale.

Secondo l’ISTAT, nel 2014, le separazioni in Italia sono state 89.303 e i divorzi 52.335. Di questi, il 76.2% delle separazioni ed il 65.4% dei divorzi hanno riguardato coppie con figli.

Scomporre un nucleo familiare non è mai questione semplice, soprattutto quando ci sono dei figli a sancire la continuità del ruolo e del rapporto genitoriale tra le due persone che hanno deciso di dividere le proprie vite sentimentali. In questi casi, i genitori dovrebbero mettere in secondo piano eventuali rancori e/o risentimenti personali, per poter gestire al meglio il ruolo di padre e madre che nessuna sentenza di divorzio comunque cancella. Questo, però, non è per nulla impresa semplice, visto che ogni individuo coinvolto ha un certo carico di vissuti emotivi e di dolore da elaborare.

Purtroppo, non sempre i genitori arrivano alla decisione di dividere il nucleo familiare, con adeguata consapevolezza circa le necessità psicoemotive dei propri figli, ma anche rispetto ai reali vissuti che stanno dietro a molti agiti vendicativi messi in atto nei confronti dell’ex coniuge.

I bambini che vivono una scissione del nucleo familiare vanno spesso incontro a sentimenti di colpa ed autosvalutazione. Questo determina a livello comportamentale, nella stragrande maggioranza dei casi, un ritiro sociale da parte del bambino con manifestazione di tristezza e  l’avvio di veri e propri stati depressivi che possono arrivare ad essere di grado marcato, per i quali si rende dunque necessario un intervento psicologico di supporto.
Altri bambini, invece, a seconda delle proprie caratteristiche personali, tendono a diventare maggiormente aggressivi, manifestando così apertamente il proprio dissenso e disagio, oppure tendono a riempire il proprio tempo di attività, spostando la propria attenzione e le proprie energie in ambiti diversi. Non di rado, capita di vedere bambini che a seguito della fase di avvio della separazione genitoriale, si concentrano sempre di più sulla prestazione scolastica, eccellendo in qualità di studenti. Anche questo dovrebbe essere tenuto in considerazione dai genitori come eventuale campanello di allarme della presenza di un disagio, qualora fossero contemporaneamente presenti un ritiro sociale e/o un abbassamento del tono dell’umore o, all’opposto, un’iperattivazione rispetto a più aree di funzionamento sociale (sport, attività extra-scolastiche, hobbies, impegni amicali). In tutti questi casi, infatti, il minore si crea una fonte di gratificazione personale altra rispetto a quella familiare. Il reale problema alla base di questo spostamento del focus gratificante nel bambino, risiede nel fatto che minori con questa caratteristica tendono a mettere in secondo piano il proprio mondo emotivo – affettivo e a privilegiare quello cognitivo. Congelano le proprie emozioni e rischiano di non progredire verso quello sviluppo integrato di tutte le componenti costituenti l’essere umano, che i vari carteggi sui diritti del bambino si sforzano di garantire a livello normativo.

La questione si aggrava, poi, quando ci si trova davanti ad una separazione di tipo “giudiziale”, ovvero sia quando i due coniugi, avendo un rapporto particolarmente litigioso, non riescono a mettersi d’accordo su come gestire la separazione. In questi casi, si rende necessario l’intervento di un giudice che, in modo imparziale, definisca gli accordi a cui, poi, tutti dovranno attenersi, volenti o nolenti.

In questi casi, a tutto il nucleo familiare e, soprattutto ai figli, viene chiesto un grande sforzo in termini di investimento emotivo ed affettivo, con situazioni che possono arrivare a determinare dei veri e propri traumi nei minori.

Lo scopo del presente progetto di intervento, risiede nel fornire un valido aiuto ai nuclei familiari in fase di separazione, fornendo supporto e consulenza psicologica attraverso i seguenti strumenti:

  • gruppi espressivi per bambini dai 6 ai 10 anni e per i preadolescenti e adolescenti tra gli 11 e i 15 anni (incontri settimanali di 1.5 h. cad.);
  • ciclo di 5 incontri di supporto alla singola diade genitoriale, con lo scopo di accompagnare il percorso della separazione nel modo più ottimale possibile rispetto alle specifiche esigenze dei figli, emerse nel gruppo;
  • consulenza legale (qualora necessaria) con un avvocato specializzato in diritto di famiglia.

Il progetto verrà condotto da pedagogisti clinici e psicologi esperti nell’età evolutiva e forense e da avvocati specializzati in diritto di famiglia.

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